Buongiorno a tutti!!!
I membri del GAS VALBORMIDA hanno organizzato per Domenica 26 agosto una merenda sinoira il cui scopo è incontrarsi e... incontrare nuove persone interessate alle attività del gruppo d'acquisto. Inoltre, coglieremo l'occasione per discutere delle attività del GAS per i prossimi mesi e delle eventuali iniziative alle quali vorremmo partecipare tutti insieme.
Ci troveremo nell'area pic-nic di Altare (Loc. Lipiani), anche in caso di brutto tempo.
Chi lo desidera può contribuire portando qualcosa da mangiare e/o da bere, musica, giochi... Non dimenticate che per rendere la merenda quanto più eco-sostenibile possibile, consigliamo a ciascuno di portare con sé piattino e posate, così da evitare l'uso delle antipatiche stoviglie usa e getta!!!
Vi aspettiamo!!!
giovedì 23 agosto 2012
Adotta un alveare - Bollettino n.12
22
agosto 2012.
Buongiorno.
Rileggendo
l’ultimo bollettino scritto, riconosco di essermi sbagliato:
l’attività, in questo agosto africano, non è per nulla diminuita,
anzi. Le nostre han cominciato, pochi giorni dopo che vi ho
scritto, di nuovo a bottinare: al mattino c’era un concerto, sopra
le nostre teste, di operaie che andavano al lavoro presto presto;
iniziavano al sorgere del sole, e fino a che non arrivava la calura
insopportabile, cioè fin verso le dieci, era tutto un andare e
venire frenetico, tanto che ricordava la primavera. Poi, di nuovo
verso le cinque, ricominciavano, per arrivare fino al tramonto:
salivo a vedere, e, con il gran caldo, erano tutte appese fuori, a
prendere il fresco; tutte le casette avevano ‘la barba’: le api
ventilavano, creavano corrente con le ali a fare ricambio forzato
all’interno della casetta.
C’era
qualche campo di medica in fiore, giù in valle, e solidago nei
boschi, e canapa acquatica, cicoria, e fiori di campo di vario
genere, ma il sospetto, con questo umido, era che stessero importando
melata. E infatti.
Oggi
si è interrotto il caldo africano: addirittura è venuta giù un po’
di pioggia, si è visto un tenue arcobaleno, ed è uscito di nuovo il
sole; ma stamani, che sono andato a visitarle tutte, si capiva che il
flusso era finito: aprendo e ficcando il naso nei melari, ho trovato
un bel millefiori scuro, e, in alcune famiglie, melata. Ora
lasciamo che lo asciughino ben bene e poi, a fine settimana,
metteremo gli apiscampo e tireremo un po’ di melari, quelli
opercolati.
Insomma,
quest’anno l’attività si è prolungata più del solito: io che
pensavo di aver già finito, mi ritrovo a ricominciare da capo, ma
bene così.
Sicchè,
ricapitolando, quest’anno avremo, anzi, avrete: un poco di acacia,
molto millefiori chiaro, millefiori scuro e melata, se riuscirò a
separare questi ultimi due, altrimenti, come lo scorso anno, ci sarà
un millefiori contenente melata; come al solito, avrete il miele dei
vari tipi a seconda della proporzione in cui hanno prodotto.
Il
mio fornitore di barattoli è in ferie, beato lui, e per di più ha
deciso di prolungarle fino al 3 settembre; la prima settimana andrò
a recuperare quindi i vetri, imbarattolerò e inizierò la
distribuzione: insomma, entro la metà del mese dovreste avere il
sospirato (spero) nettare.
Buona
fine di agosto a tutti.
Adriano.
giovedì 2 agosto 2012
Adotta
un alveare: bollettino n. 11.
3
agosto 2012.
Buongiorno,
eccoci qui, a confermare la frequenza, davvero assidua!, di
diffusione di queste righe.
Abbiamo
smielato, e, come previsto, abbiamo un ottimo millefiori; la maggior
parte dei telaini erano arcobaleno: acacia, tanta davvero, contornata
da ricami di tiglio, di un bel color rosato, castagno, giallo scuro e
altre varietà. Ho isolato un po’ di telaini, quelli che si
presentavano omogenei, e un poco di acacia c’è, invero, ma la più
parte è confluita nel millefiori.
Ora,
ben chiuso nei maturatori, il miele riposerà per almeno tre
settimane, verrà schiumato e mescolato in giorni di fiori e infine,
verso la fine del mese di agosto, imbarattolato e consegnato.
A
proposito dei millefiori così chiari che paiono acacia, vi racconto
un episodio.
Anni
fa, e per parecchio tempo, ogni anno partecipavamo ad un concorso di
mieli dei Parchi Liguri, e ogni anno, dopo selezioni e analisi,
c’erano le premiazioni. Per la cronaca, abbiamo sempre passato le
selezioni, per l’umidità, la purezza, la non contaminazione, e via
dicendo; sempre ottenuto riconoscimenti e spesso anche il massimo
concesso: le “tre api”, che poi sui diplomi, massima onta, per
svista del tipografo, erano in realtà tre vespe…
Consegnando
i campioni di miele, l’apicoltore dichiarava se fosse acacia,
millefiori, melata.
Sul
mercato, si sa, l’acacia è ritenuta un miele di maggior pregio.
Un
anno, siccome io smielo tutto da solo, e mi guardo telaino per
telaino, avevo presentato un campione di acacia, uno di millefiori
chiarissimo, uno di millefiori scuro. Il secondo era davvero
chiaro, ma durante le operazioni di smielatura i telaini aperti
contenevano chiaramente acacia, davvero bella quell’anno, e
ciliegio, rosato e profumato. Ero contento di presentare un
millefiori davvero raro. Ebbene, mi hanno cassato sostenendo che
avevo dichiarato il falso: quel millefiori era invero acacia, secondo
i giudici; strabiliavo: la mia acacia, presentata contestualmente,
era molto più chiara: quell’anno era al livello di quella dello
scorso anno, e ve la ricordate, praticamente bianca. Non ci fu
nulla da fare: avvenne uno scambio di lettere, fra me ed il
presidente della giuria, nelle quali sostenevo le mie ragioni,
oltrechè il concetto che, di solito, per imbrogliare si fa
l’opposto, si presenta, cioè, un millefiori chiaro per acacia.
Nulla: mi presi anche dell’incompetente, non andai a ritirare i
premi ottenuti per gli altri campioni e smisi di andare a quel
concorso, anzi, a qualsiasi tipo di concorso.
Da
qualche parte mia moglie ancora conserva i diplomi, e un anno anche
La Stampa, inteso come giornale, parlò di noi: o vanitas vanitatum!
Ma
le api se ne fregano di queste cose, e ora sono totalmente dalla loro
parte.
Le
nostre han lavorato egregiamente, nonostante tutto: hanno prodotto,
in totale, molto più miele dello scorso anno, anche relativamente al
numero di alveari, e loro stesse, almeno fino ad ora, si sono
moltiplicate in modo davvero soddisfacente. Sono animali generosi,
lo dico sempre.
E
le sicule? I telaini di covata delle sicule sono serviti a comporre
nuovi nuclei, con regina piemontese, e ora ne restano, delle
originali, solo due, che, spero, scompariranno entro breve: la
prossima settimana, con calma, farò gli ultimi nuclei della
stagione, utilizzando, appunto, le ultime sicule; poi, nel giro di un
paio di mesi, le nere fanciulle moriranno di morte naturale lasciando
il posto alle nuove. Tuttavia le palermitane hanno lasciato il
segno, e non solo su di me: probabilmente fuchi siculi, figli delle
nere regine, (miiii….), sono riusciti ad affascinare le
piemontesine belle e si notano alcuni alveari più abbronzati di
altri…
Nessun
rimpianto: l’esperienza è stata densa, da ogni punto di vista, e
istruttiva, e se mai mi troverò davanti un alveare un po’ troppo
nervoso, sarà una passeggiata, al confronto delle sicule guerriere.
Ora
è il tempo della sistemazione delle famiglie per l’autunno, adesso
si andrà a togliere, fra poco, gli ultimi melari, a visitarle ben
bene a una a una, guardando scorte, covata, salute; si pareggerà, si
faranno gli ultimi nuclei, come detto, si faranno i trattamenti
estivi e si lasceranno riposare le famiglie in modo che
ricostituiscano scorte e covata per l’inverno; andranno seguite
passo passo: sarebbe un errore lasciarle a se stesse proprio ora,
anche se viene la tentazione di rilassarsi e di lasciar fare, perché
ora insorgeranno, se devono, le malattie che la furia riproduttiva di
giugno e luglio ha tenuto lontano; la varroa trova ora il terreno
migliore: meno api, chè in questa stagione di molto si riducono le
famiglie, più acari per ape. Che pizza!
Ci
risentiamo per la distribuzione del biondo nettare.
Buona
estate a tutti quanti.
Adriano.
martedì 5 giugno 2012
Adotta
un alveare: bollettino n. 9.
21
maggio 2012.
Eccoci
qui, buongiorno.
Scrivo,
quindi piove; oppure: piove, quindi scrivo.
Che
vi devo dire: ho il camino acceso, fuori piove, sia io che le api
abbiamo approfittato di una schiarita per uscire: loro a depurarsi, a
bere e prendere acqua per nutrire la covata, frenetiche e convulse,
chè sapevano sarebbe durato poco; io, che speravo in una schiarita
definitiva, ho messo mano all’orto, ancorché fracico: mi sono
inzuppato.
L’acacia
è infine fiorita, e ci sta piovendo sopra, senza prendere in
considerazione il freddo che fa. Azzardo una previsione: quest’anno
faremo un bel millefiori, di quelli che si facevano una volta, quando
non si stava lì tanto a disquisire; il miele è quello che risulta
dall’annata, un po’ come il vino, spesso diverso, con annate
buone e altre meno buone.
Ricordate
lo scorso anno? Avevamo fatto cinque tipi di miele: dal più chiaro,
l’acacia, che in queste foto sembra acqua, a quello nero, la melata
di quercia; guardate un po’…
Beh,
quest’anno non credo proprio che sarà così. Ogni annata porta,
in diverse situazioni, diversi risultati, e, visto che le nostre api
sono stanziali, ci tocca fare con quel che abbiamo attorno; e, per
quanto mi riguarda, va bene così.
Staremo
a vedere. La situazione, ora, è che, a famiglie in parte pronte,
ho sovrapposto il melario e loro, povere, han ben cominciato a
importare nettare, ed i primi due giorni andavano e venivano dalle
piante di robinia ch’era un piacere, anche se solo nelle ore calde,
cioè a dire dalle dieci-undici alle tre. Poi, ancora, freddo e
pioggia, mannaggia.
Quest’anno
nessuno ha fatto la danza del sole?
Aggiungo
un po’ di legna nel camino e vi saluto.
Adriano.
martedì 1 maggio 2012
Adotta un alverare - Bollettini Aprile 2012
17 aprile 2012.
Eccoci qui, buongiorno.
Freddo, acqua, neve, anche, vento, ma soprattutto niente calore e il tutto alternato a sprazzi di sereno, belli ma con temperature basse: ciò dura da troppo, ormai, ma pare non ci sia speranza di cambiamento ancora per una settimana o giù di lì.
Noi s’accende il camino, e anche la stufa, a dirla tutta: le api si stringono, volano quel che possono, smettono di fare covata, perché poi toccherebbe scaldarla, e la famiglia si ferma.
Stan tutte bene, certamente, se qualcuno trepidasse per la salute delle nostre amiche, ma son ferme. Hanno avuto una botta di vita con il ciliegio, una quindicina di giorni fa, e questo ci ha aiutato molto: scorte, covata e pulizia erano le frenetiche occupazioni di quei giorni; ora s’aspetta che passi ‘a nuttata.
Quelli che soffrono di più, ahiloro, sono i nuclei, in quanto piccoli, rispetto alle famiglie, e, si sa, le api più son forti più stanno bene, calde e nulla temono: li stiamo nutrendo con tisane e tenendo nel pulito con oli essenziali. Se non fosse che lavorano un sacco, ogni tanto mi piacerebbe essere un’ape… che poi questo luogo comune non è poi così vero: le api sembrano sempre affacendatissime perché sono molte, e hanno un modo di muoversi nel mondo così diverso dal nostro, tuttavia si riposano, eccome; specie la regina sembra che si prenda alcune ore di fannullaggine, di solito all’ora del the, e che se ne vada a giro per il suo dominio, così, a visitare, e certamente a riaffermare, con la presenza (ed il ferormone), la sua autorità. Poi c’è il continuo sospendere l’attività dovuto alla trofallassi, parolone che sta a significare il modo in cui le api si passano il nutrimento l’un l’altra: passandosi il nettare di bocca in bocca lo arricchiscono, per il nostro bene, di enzimi preziosi, ma nel frattempo si prendono una pausa-caffè, per dirla in termini umani, e se la prendono parecchie volte al giorno.
Per non parlare poi dei periodi in cui c’è fioritura di essenze inebrianti, o rilassanti, o anche allucinogene: le nostre si comportano come una compagnia di hippies in vacanza; il tiglio, per dirne una, le rende svagate, barcollanti, sognatrici e certamente fa fare loro bei sogni ad occhi aperti.
In questi momenti sono sullo stile ‘carpe diem’, e le puoi vedere assolutamente disponibili ad incontri ravvicinati: si fan prendere in mano, volan pesante e camminano volentieri, aspettano di smaltire per ripartire verso casa a lasciare il bottino e tornare a farsi un’altra bevuta.
Di solito pensiamo che solo l’uomo abbia comportamenti di questo tipo, ma anche gli animali non scherzano…
Settimana prossima, a dio piacendo, sistemeremo le famiglie nei nuovi alveari, che infine sono stati pittati di un elegante color mogano, mordentato con legno a vista. Le casette piccoline, invece, che sono una ventina, quelle usate cioè per il tempo intermedio dei trasferimenti e dell’allevamento, e che serviranno ad invernare i prossimi nuclei, sono state colorate, con gli acrilici regalatici da Laura, di bei disegni di fantasia, che avevo intenzione di fotografare e mettere nel bollettino, ma aspetto che siano illuminati dal sole per farlo.
Oggi niente ricetta: solo un abbraccio e ci sentiamo appena svolta il tempo. Adriano.
23 aprile 2012.
Buongiorno, pare che, se dio vuole, siamo fuori dal freddo, o, almeno, ci sono momenti di calore.
Le nostre che fanno? Si scatenano, appena occhieggia il sole, a girovagare, pulire, bottinare, e la regina giù a deporre, finalmente: stamani ho girato tutte le casette dei nuclei e, sorpresa!, tutte avevano uova e covata di un paio di giorni, al massimo. Non potete immaginare il sospiro di sollievo che si tira, e il senso di pace con il mondo, e di gratitudine: qualcosa va come dovrebbe…
Se non avete mai visto un uovo d’ape ve lo mostro:
nella fila alta, quelle barrettine che vedete sono uova, e hanno almeno tre giorni, altrimenti sarebbero in piedi; la seconda fila, sempre dall’alto, rivela larve, come piccole brioches, che nella terza e nella quarta fila si mostrano vieppiù grosse; si svilupperanno in pupe, e saranno opercolate, cioè con le cellette chiuse, a finire lo sviluppo.
Finchè, 21 giorni dopo la deposizione, uscirà l’apina, rosicchiando l’opercolo e affacciandosi al mondo con le antennine, aiutata e sorretta, oltrechè subito nutrita, dalle zie.
Uscita l’apina, le pulitrici netteranno la celletta dalle scorie –qualcosa resta sempre…-, pronta per ricevere un altro uovo dalla regina, e così via.
Carino, no? Peccato che, ai danni delle nostre immacolate ragazze, ancorché in fasce, vi sia presente la varroa destructor, e non pensiate che siano ragazzate, guardate qua:
Quell’affare terribile che vedete sulla schiena della pupa è un acaro di varroa, che sta vampirizzando la nostra, le succhia, cioè, l’emolinfa, che sarebbe il corrispettivo apistico del nostro sangue. Brutto, eh?
Questa bestiaccia, e ce ne sono tante, purtroppo, nell’alveare, indebolisce le api, che saranno così più soggette a malattie, o nasceranno deformi, o in minor numero, e via dicendo. Per questo si fanno tutte quelle operazioni che via via vi ho descritto, per ridurre, se non annullare il numero delle schifose.
Che poi avranno anche loro uno scopo, nell’economia del creato, ma ancora non s’è scoperto quale.
Però sembra che abbiamo lavorato bene, l’anno scorso, tant’è che non abbiamo avuto morie, e tocchiamo tutto quello che si deve: legno, ferro, eccetera, e speriamo che prosegua così, ma sui fondi se ne trovano, ogni giorno, ed è una cosa con la quale tocca convivere. Pare che convivere con i parassiti sia la tendenza di questo secolo, e trovare i modi di sopravvivere…
Ora un saluto, e facciamo la danza del sole, per favore, o almeno del calore. Senza esagerare, ovvio.
Adriano.
martedì 3 aprile 2012
Adotta un alveare - Bollettino 25/3/2012
25 marzo 2012.
Buongiorno.
Quest’oggi ho sostanzialmente terminato la prima sistemazione primaverile, iniziata qualche giorno fa.
Alveari: sostituiti quelli con troppa propoli con casette pulite, raschiate e sterilizzate a fuoco; così facendo, a turno, un po’ di casette ogni anno, l’apiario resta, dal punto di vista delle abitazioni, sempre ben agibile.
Inizio della lotta alla varroa: ho sistemato i telaini trappola (ricordate? Per chi fosse interessato all’argomento ci sono i resoconti dello scorso anno, con dettagliate descrizioni), così prendiamo due piccioni con la proverbiale fava, le varroe depongono nelle larve di fuco, che verranno, in seguito, asportate, e le api sono stimolate a lavorare, cosa che fa loro bene e le fa produrre cera, che le stimola a ingrandire la famiglia e così via.
Sostituzione telaini: è il periodo in cui si inizia a ringiovanire i telaini; si tolgono quelli troppo vecchi o che durante l’inverno abbiano preso muffette o che siano stati comunque rovinati. Si danno alle api, in cambio, telaini con solo il foglio cereo, così sono invitate a costruire e vedi sopra.
Pareggiamento: ho indebolito le famiglie forti e rafforzato le deboli, scambiando telaini di covata con altri vuoti; tuttavia devo dire che quest’anno c’è una strana democrazia, in apiario: non ci sono vistose differenze, come di solito accade, fra famiglie in superproduzione e famiglie poverelle: a parte un paio di casi, e ci mancherebbe…, tutti quanti sono sullo stesso livello, e cioè dai quattro ai cinque telaini di covata. Restasse così sempre, si farebbe del gran lavoro in meno e della gran produzione in più, ma non ci conto troppo: le api son delle grandi burlone, e vogliono sempre far credere che siamo in grado di controllarle e di far loro fare quel che si vuole. Poi, un bel giorno, son loro che ridono…
Insomma, per ora tutto bene: solo una famiglia è andata persa, probabilmente perché è mancata la regina durante l’inverno, vai a sapere, e ho dovuto dividere le api superstiti, che non erano poche, fra le famiglie più deboli, così non sono andate perse e si sono rivelate utili: un telaino di api in più in una famiglia adesso è prezioso, mentre a giugno ha importanza pressoché nulla.
Oggi sono tecnico, mi pare, e poco poeta, così mi faccio perdonare con:
CAVOLO ROSSO AL MIELE.
Ingr.:
un cavolo rosso di c.a. mezzo chilo; 60 grammi di burro salato; una cipolla affettata fine; un etto di uvetta passa; due cucchiai di miele, o più, secondo il gusto; un cucchiaio di aceto balsamico; un cucchiaino di semi di cumino.
Tagliare il cavolo a fette dello spessore di un centimetro, circa; fare sciogliere il burro in una casseruola e rosolarvi la cipolla; aggiungere, a cipolla dorata, l’uva passa; farla girare un po’, poi aggiungere il miele, il cavolo affettato, l’aceto balsamico e i semi di cumino che nel frattempo saranno stati tostati.
Abbassare la fiamma al minimo e far stufare il tutto per un quarto d’ora, rimestando ogni tanto: appena il cavolo intenerisce, spegnere e servire ben caldo.
Alla prossima,
Adriano.
domenica 11 marzo 2012
Adotta un alveare - Bollettino 10/3/2012
Buongiorno.
Oggi pare proprio Primavera, no? Allora: grandi pulizie! Svuotamento completo del laboratorio, lavaggio maturatori, smielatore, smontaggio rubinetti, sostituzione delle guarnizioni, lavaggio pavimenti, piastrelle, butta via quel che non serve più, e tutto questo genere di cose…
E le api, curiose come sempre, a ronzare attorno, attratte dall’odore del miele che, comunque, le attrezzature emanano.
Del resto, il rosmarino è già fiorito, e anche il prugno selvatico, per non parlare del gelsomino invernale e di qualche timido tarassaco che inizia a spuntare qua e là: insomma, qualcosina da piluccare in giro si trova.
Certamente covata c’è già, e un po’ di polline in giro si rimedia, da mischiare con il primo nettare e con le scorte, a nutrire le larve.
Ma le ore di caldo, invero, non sono molte: dalle dieci alle tre, oggi, e tira un’arietta che punge, sicchè, più che altro, son voli di ricognizione, di purificazione; con la casa sotto gli alveari, in questa stagione a stendere lenzuola bianche si ritirerebbero a pois gialli…
E’ ora di aprirle, però, e lo farò domattina, se, come stamani, verso le dieci ci fosse un tepore senza vento: non bisogna rischiare che prendano freddo, perché in questa stagione le api nuove non sono ancora nate in quantità, e le vecchie sono davvero vecchie, e non molte, così mettono tutta l’energia rimasta per scaldare la covata e nutrire le larve, e un colpo di freddo può essere fatale.
Tuttavia mangiano: il candito che tocca dare a sostentamento viene spazzolato in poco tempo, e un paio di famiglie, ho visto ieri, stanno costruendo addirittura fuori dal buco del nutritore, a significare che son ben forti. Insomma, si cominciano le danze del nuovo anno.
Ora sarà un continuo pareggiare, sistemare, rinforzare, indebolire, prendersi cura della varroa, cambiare i vecchi telaini, mettere nuova cera, e così via.
Intanto oggi il sole era talmente invitante che tutti ne approfittavano:
Oggi pare proprio Primavera, no? Allora: grandi pulizie! Svuotamento completo del laboratorio, lavaggio maturatori, smielatore, smontaggio rubinetti, sostituzione delle guarnizioni, lavaggio pavimenti, piastrelle, butta via quel che non serve più, e tutto questo genere di cose…
E le api, curiose come sempre, a ronzare attorno, attratte dall’odore del miele che, comunque, le attrezzature emanano.
Del resto, il rosmarino è già fiorito, e anche il prugno selvatico, per non parlare del gelsomino invernale e di qualche timido tarassaco che inizia a spuntare qua e là: insomma, qualcosina da piluccare in giro si trova.
Certamente covata c’è già, e un po’ di polline in giro si rimedia, da mischiare con il primo nettare e con le scorte, a nutrire le larve.
Ma le ore di caldo, invero, non sono molte: dalle dieci alle tre, oggi, e tira un’arietta che punge, sicchè, più che altro, son voli di ricognizione, di purificazione; con la casa sotto gli alveari, in questa stagione a stendere lenzuola bianche si ritirerebbero a pois gialli…
E’ ora di aprirle, però, e lo farò domattina, se, come stamani, verso le dieci ci fosse un tepore senza vento: non bisogna rischiare che prendano freddo, perché in questa stagione le api nuove non sono ancora nate in quantità, e le vecchie sono davvero vecchie, e non molte, così mettono tutta l’energia rimasta per scaldare la covata e nutrire le larve, e un colpo di freddo può essere fatale.
Tuttavia mangiano: il candito che tocca dare a sostentamento viene spazzolato in poco tempo, e un paio di famiglie, ho visto ieri, stanno costruendo addirittura fuori dal buco del nutritore, a significare che son ben forti. Insomma, si cominciano le danze del nuovo anno.
Ora sarà un continuo pareggiare, sistemare, rinforzare, indebolire, prendersi cura della varroa, cambiare i vecchi telaini, mettere nuova cera, e così via.
Intanto oggi il sole era talmente invitante che tutti ne approfittavano:
Ma pensate, però, che fino a un paio di settimane fa i cavalli se la divertivano nella neve, a sgroppare e a rincorrersi.
Del resto il gelo ci ha lasciato anche un orso bianco:
…e abbiamo deciso, naturalmente, di adottarlo, e siccome è femmina, si chiamerà Pallina.
Torniamo alle api: domenica preparazione casette nuove, non ve lo scordate: ci si vede a metà mattina, si lavora un paio di ore, si mangia quel che ci sarà (quindi vi si aspetta forniti…), si riprende nel pomeriggio, a finire. Ma non sarà un lavoro lungo.
Le famiglie nuove arriveranno verso la metà di aprile, ci è stato detto, e noi ci fidiamo: c’è tutto il tempo perché l’odoraccio di vernice, pur all’acqua ed ecologica, passi del tutto. Dovesse piovere, si rimanderà, naturalmente.
Siccome ho ricevuto più proteste che complimenti per aver smesso di condividere ricette, eccovi la
Zucca al miele cotta al forno.
Ingredienti per 4 persone:
½ kg di zucca, un paio di cucchiai di burro salato, un paio di cucchiai di miele cremoso, cioè a dire cristallizzato, un cucchiaino di rosmarino fresco ben spezzettato.
Portate il forno a 180-200 gradi.
Tagliate la zucca a fette, se possibile semicircolari dello spessore di mezzo centimetro, circa; adagiatele in una terrina e cospargetele in modo uniforme con il miele intiepidito. Lasciate riposare una mezz’oretta, poi disponete la zucca a fette leggermente sovrapposte in una pirofila poco profonda; versatevi sopra il miele rimasto nella terrina, spolverate di sale e mettete il burro in fiocchetti; infine spolverate sopra il rosmarino.
Passate in forno ben caldo per una mezz’ora, fino a che la zucca prenda un bel colore caramellato. E’ un ottimo contorno anche per le carni, per chi non fosse ancora vegetariano, ma è certamente un ottimo accompagnamento per piatti di riso, o cous cous, variamente elaborati con verdure. Facile facile e gustosa.
Buon appetito e ci sentiamo dopo le visite di questa settimana, così vi aggiorno.
Adriano.
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